Cari compagni/e,

La compagna Hélène Arnaud e il compagno Louis Trova, presenti in rappresentanza di NpaR al Terzo Congresso mondiale della Lis tenutosi a Istanbul (6/12 dicembre 2025), hanno firmato una nota critica sul nostro congresso alla quale vogliamo rispondere. Col rispetto dovuto ma anche con la massima franchezza. L’intero approccio della nota ci pare profondamente sbagliato. Da un lato fornisce un quadro obiettivamente falsato della discussione congressuale della Lis. Dall’altro rivela una divergenza politica vera di metodo e di merito sia su aspetti importanti della politica rivoluzionaria sia sulla costruzione dell’Internazionale rivoluzionaria. Replichiamo qui su entrambi gli aspetti. Con l’unico fine di favorire un confronto vero, non evasivo e distorto, tra la Lis e NpaR.

Innanzitutto sul Congresso mondiale della Lis.

Troviamo sinceramente sbalorditivo il quadro che ne viene dato. Si afferma che il congresso avrebbe “accantonato diverse discussioni sostanziali che hanno rivelato opinioni divergenti tra i partecipanti (la natura dello Stato cinese, l’“ecosocialismo” le prospettive femministe ecc.) a favore del processo di riorganizzazione.” È vero l’opposto. Il congresso ha consolidato e ampliato il raggruppamento rivoluzionario internazionale proprio sulla base di una convergenza sostanziale sia di carattere programmatico sia di natura analitica sull’intero quadro mondiale. Lo dimostrano nel loro insieme i documenti discussi e approvati, per lo più con un voto unanime, come la profondità della discussione che li ha accompagnati. Il presunto “accantonamento” dei temi citati rovescia la realtà del congresso. Ad esempio.  L’approfondimento seminariale che è stato deciso sui caratteri specifici del nuovo imperialismo cinese muove dalla comune caratterizzazione dello Stato cinese come imperialista, quale emerge dal documento politico centrale del congresso. La proposta di alcuni compagni di evitare il termine “ecosocialismo” (peraltro respinta in sede di voto) si è posta all’interno del comune orientamento programmatico e di intervento sul tema ambientale. Quanto al documento “Per un femminismo rivoluzionario anticapitalista” è stato sostenuto e approvato dall’insieme dei delegati e delle delegate. Su ogni testo, com’è naturale in un congresso vero, vi è stato il passaggio di voto degli emendamenti, sia quelli approvati nei diversi congressi nazionali, sia quelli proposti dai delegati al congresso mondiale. Ma dentro un accordo di fondo su tutti i temi “sostanziali”. Colpisce che compagni che hanno partecipato in veste di osservatori a tutti i lavori del congresso affermino addirittura l’opposto.

La domanda che vi poniamo è molto semplice: quale è il giudizio di NpaR sui documenti programmatici e politici “sostanziali” varati dal terzo congresso mondiale della Lis?

La nota dei compagni è largamente evasiva al riguardo. Si citano, en passant, in una breve parentesi, i “ben noti punti di disaccordo con la Lis”: “un certo feticismo del programma, una tendenza a sostenere unilateralmente i blocchi di resistenza trascurando la critica alla leadership nazionalista, un enfasi sul lavoro sindacale, e un collegamento eccessivamente semplicistico tra compiti democratici e socialisti”. Francamente dubitiamo che riferimenti tanto criptici e sbrigativi possano rendere comprensibili le divergenze cui alludono. E dubitiamo anche che tali divergenze siano “ben note”. Cosa significa ad esempio “feticismo del programma? Nella concezione leninista il programma generale, e il quadro comune dei principi, è il fondamento di una organizzazione rivoluzionaria, e del suo funzionamento centralista democratico. O no? Se per “feticismo del programma” si allude ad una sua declinazione ideologica astratta e immutabile l’accusa alla Lis è totalmente infondata.  Il documento politico programmatico e l’intera discussione del congresso mondiale su tutti i temi “sostanziali” rivelano infatti esattamente il contrario: la volontà di articolare, sviluppare, aggiornare il programma transitorio su tutti gli aspetti e i settori della politica rivoluzionaria. Dov’è starebbe il “feticismo”?

La “tendenza a sostenere i blocchi di resistenza” pare alludere alla difesa dell’Ucraina dall’imperialismo russo e alla difesa della Palestina dall’aggressione sionista e imperialista. Effettivamente confessiamo questa “tendenza” che obbedisce a un principio elementare della politica rivoluzionaria: la difesa incondizionata di ogni popolo o nazionalità oppressa dall’aggressione di qualsivoglia potenza imperialista e/o coloniale. Ma è totalmente falso che “trascuriamo la critica alla leadership nazionalista” della resistenza. È vero l’opposto. Basta leggere se ve ne fosse bisogno la risoluzione votata dal terzo congresso sull’Ucraina come quella relativa alla Palestina. È vero invece che il sostegno alla resistenza alle nazioni aggredite è “incondizionato”, e cioè che prescinde dai caratteri della direzione nazionalista che critichiamo, sia essa quella filoimperialista di Zelensky, sia quella islamista reazionaria di Hamas. In altri termini non siamo mai equidistanti tra imperialismo e colonialismo da un lato e la resistenza all’imperialismo dall’altro – al di là della diversità dei contesti – magari assumendo a pretesto la natura delle sue direzioni. È questa la divergenza? Discutiamone, ma chiamando le cose col loro nome.

Quanto all’“enfasi sul lavoro sindacale” (?) non capiamo proprio cosa voglia significare. Perché tutto il lavoro sindacale delle nostre organizzazioni riconduce semmai l’intervento sindacale alla prospettiva anticapitalista e dunque alla politica rivoluzionaria. L’esatto contrario di una logica sindacalista. A maggior ragione l’esatto opposto della linea filoburocratica di una organizzazione come Lotta Comunista – con cui NpaR sembra intrattenere una relazione privilegiata che riteniamo assurda – la quale in Italia sostiene attivamente la burocrazia della Cgil contro l’opposizione interna di sinistra di quel sindacato. E, in generale, semmai siamo proprio noi che riteniamo di doversi segnalare una pericolosa deviazione sindacalistica, che appare nel vostro costante rifiuto a porre obbiettivi politici di carattere transitorio in ogni lotta che si sviluppa in Francia. A proposito di divergenze “ben note” sarebbe utile a suo tempo soffermarci su questa.

In ogni caso nessuno dei riferimenti criptici alle “divergenze ben note” consente di capire le divergenze vere cui alludono. Siamo dunque disponibilissimi ad affrontarle e chiarirle una per una in un confronto politico vero.

L’unica divergenza reale che la nota dei due compagni esplicita è quella relativa all’intervento verso i partiti riformisti.  Ma qui ci pare emergere una singolare combinazione di incomprensione politica, distorsione delle altrui posizioni, e negazione dell’ABC della tattica leninista. Vediamo meglio.

La nota presenta come “nuovo ambito di discussione” il “dibattito sulle tattiche elettorali e il neo riformismo”. Il congresso della Lis sarebbe stato “polarizzato dai dibattiti sulla caratterizzazione” dei partiti riformisti, “durante i quali la riluttanza a chiamarli partiti “borghesi” o addirittura “operai-borghesi” come direbbe Lenin tradiva il desiderio di giustificare tentativi di infiltrazione o di accomodamento. Analogamente sulla questione delle tattiche elettorali (appello al voto, appoggio critico, fronti elettorali, candidatura propria) l’insistenza sulla natura puramente tattica di queste opzioni suggeriva al contrario un orientamento piuttosto strategico verso queste formazioni riformiste”. Segue la denuncia del riformismo e delle sue responsabilità; si dichiara che “un voto critico o unirsi ad alcune di queste formazioni non riesce a raggiungere i lavoratori che si rivolgono a loro”; siconclude che “i rivoluzionari debbono rimanere completamente indipendenti dai nuovi partiti riformisti anche nelle elezioni”, costruendo “una forza rivoluzionaria che si fondi sui movimenti di lotta”, e “non cerchi di incanalarli nelle urne”.: “un polo dei rivoluzionari che affermi le sue radici operaie, la sua solidarietà con le rivolte dei giovani, la sua prospettiva di una società comunista, in completa indipendenza dalla sinistra istituzionale”.

Difficile concentrare in poche righe tanta confusione e semplificazioni.

Innanzitutto. Non è in discussione com’è del tutto ovvio il carattere operaio borghese delle formazioni riformiste. La presunta riluttanza a definirli tali da parte della Lis, o di qualsivoglia sua organizzazione o posizione interna, è una totale fantasia. Davvero incredibile, per chiunque conosca la nostra politica e la nostra discussione, fosse pure nei termini più superficiali. A maggior ragione per chiunque abbia letto i documenti discussi e votati dal terzo congresso della Lis. Così è del tutto scontata la totale indipendenza politica dei rivoluzionari dalla politica e dai programmi dei partiti riformisti, vecchi o nuovi, e la centralità strategica della lotta di classe e dell’azione di classe quale leva di trasformazione in alternativa ad ogni illusione elettorale ed istituzionale. Ci pare persino imbarazzante in un confronto fra rivoluzionari dover richiamare simili ovvietà.

Il punto è un altro: se dobbiamo ridurre la politica rivoluzionaria al ribadimento della contrapposizione al riformismo, e dunque alla sua denuncia, nel nome della centralità della lotta; o se invece la politica rivoluzionaria è qualcosa di più complesso, come ci insegna quel patrimonio storico del leninismo e del trotskismo al quale insieme formalmente ci richiamiamo. Noi pensiamo la seconda cosa. Noi pensiamo che la tradizione storica del leninismo e del trotskismo sul tema della tattica verso i partiti riformisti non sia da buttare al macero, o addirittura da presentare come capitolazione “strategica” ai riformisti. Ma sia invece una cassa degli attrezzi fondamentale cui attingere proprio in funzione della politica rivoluzionaria; proprio in funzione dello smascheramento dei riformisti, dell’intervento nelle contraddizioni tra base e vertici che li attraversano o li possono attraversare; dell’ampliamento dell’influenza dei rivoluzionari, della “conquista della maggioranza” alla rivoluzione, della costruzione di una alternativa di direzione.

In questa cassetta degli attrezzi non c’è solamente la politica dell’unità d’azione (fronte unico) che bontà sua la vostra stessa nota cita. C’è anche l’articolazione della tattica elettorale, quando i rivoluzionari non possono essere presenti autonomamente, o in occasione del secondo turno elettorale: c’è in casi particolari la possibile scelta dell’entrismo, quando si ritiene che tale scelta possa favorire uno sviluppo del raggruppamento rivoluzionario di forze nuove e dunque un salto in avanti della costruzione del partito rivoluzionario indipendente. Sulla tattica elettorale il nostro congresso ha visto posizioni parzialmente differenziate, e serenamente discusse com’è naturale in una organizzazione democratica; sulla possibile applicazione di scelte entriste( come oggi in Germania o in Gran Bretagna) ha registrato una comunanza completa di orientamento, ed anche un confronto di esperienze reali ( come quella che in Italia consentì ai rivoluzionari di passare da 40 a 400 grazie all’entrismo rivoluzionario in Rifondazione Comunista, preparando la nascita del PCL). In ogni caso su entrambi i terreni il presupposto di metodo alla base della discussione è stato ed è il medesimo: come sviluppare e articolare una politica rivoluzionaria che non si limiti a dire “viva le lotte” e “abbasso i riformisti” ma lavori a sviluppare una alternativa politica.

A noi sembra che la vostra demonizzazione della discussione sulla tattica rappresentata come “accodamento” strategico ai partiti riformisti non sia solo una clamorosa incomprensione della politica della Lis e della sua discussione, ma anche una profonda rimozione di quella che dovrebbe essere la comune tradizione rivoluzionaria di riferimento leninista e trotskista e della sua ricchezza. In altri termini una forma di riduzionismo minimalistico della politica rivoluzionaria; ricondotta alla pura sommatoria di agitazionismo movimentista da un lato e di propaganda della rivoluzione dall’altro, senza una impostazione transitoria che faccia da ponte tra i due livelli. Ad esempio la vostra rinuncia alla rivendicazione di “Via Macron, per un governo dei lavoratori”, ci pare emblematica di questo limite.

Infine sulle prospettive di costruzione dell’Internazionale rivoluzionaria. Non capiamo quale sia la vostra proposta alternativa alla costruzione della Lis. Contrapporre al raggruppamento rivoluzionario operato dalla Lis, e al suo importante sviluppo internazionale, un “confronto sulle esperienze reali di attivismo” e possibili “campagne comuni” ci sembra improprio e fuorviante. Confronto e campagne comuni sono sempre possibili e benvenute. Ma contrapporle all’unità dei marxisti rivoluzionari in una comune organizzazione internazionale è un obiettivo non senso. A meno di non ritenere la propria particolare esperienza di intervento, la propria particolare tradizione di attivismo, la propria particolare corrente di provenienza come l’alfa e l’omega delle proprie relazioni internazionali. Ma questa sarebbe la classica logica autoconservativa della propria “frazione” che ha disperso e frammentato il movimento trotskista per anni e decenni. Il raggruppamento rivoluzionario attorno alla Lis vuole esattamente superare questa logica: punta a unire organizzazioni e correnti di diversa tradizione su una comune base programmatica per costruire insieme una tradizione nuova. I grandi passi avanti compiuti in questa direzione dal nostro terzo Congresso mondiale dimostrano che questa via non è solo necessaria ma possibile.

In conclusione la vostra nota afferma: “In un mondo in profonda trasformazione è essenziale che i rivoluzionari discutano non solo i loro punti di accordo, ma forse ancor più i loro disaccordi. Una occasione futura sarà la Conferenza internazionalista di Parigi, la cui quarta edizione… L’obiettivo di questa conferenza non sarà quello di costruire una nuova internazionale ma di stabilire un quadro per lo scambio politico e le esperienze di attivismo. Un passo modesto, ma un prerequisito essenziale per porre l’internazionalismo proletario su solide fondamenta.”

Purtroppo così non è.

Cari compagni, come sapete partecipiamo attivamente ogni volta alle Conferenze organizzative annuali promosse principalmente da Lotta Comunista e dal vostro partito. Non mancheremo di essere presenti anche alla loro quarta edizione.

Ma lasciateci dire che assumere la relazione con Lotta Comunista come la principale proiezione della vostra iniziativa internazionale non solo misura il suo limite ma ha anche risvolti paradossali. Lotta comunista è una setta opportunista autocentrata, non solo complice della burocrazia sindacale italiana come abbiamo ricordato, in qualche caso con ruoli di responsabilità, ma ostile ad ogni movimento di solidarietà con la Palestina al punto da essersi scontrata fisicamente a Roma e Milano con gli attivisti Pro Pal che occupavano le università. L’ascesa della mobilitazione di massa Pro Palestina in Italia tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, con enormi manifestazioni di strada e di piazza ha registrato in tutta la sinistra italiana una sola assenza ostentata: quella di Lotta Comunista. Lo stesso per le manifestazioni a difesa del Venezuela contro la pirateria imperialista americana: Lotta Comunista ha una posizione disfattista bilaterale tra Usa e Venezuela nel nome del “Comunismo Scientifico”. Infatti per il “leninismo” di Lotta Comunista dopo il Vietnam non vi sono più cause di liberazione nazionale da sostenere. La sua denuncia dell’imperialismo e della “guerra” è totalmente astratta, ideologica, anonima. Attivamente contrapposta ad ogni iniziativa solidale con le nazioni aggredite.  Non sono nostre valutazioni, beninteso, ma le pubbliche posizioni di questa organizzazione che chiunque può verificare e che chiunque nella sinistra italiana ben conosce.

Naturalmente lo “scambio politico e le esperienze di attivismo” si possono fare con chiunque, e noi non abbiamo pregiudiziali, neppure nei confronti di LC. Ma dire che il confronto con Lotta Comunista è “un prerequisito essenziale per porre l’internazionalismo su solide fondamenta” è davvero insostenibile e sconcertante. Tanto più se si contrappone la Conferenza con Lotta Comunista al raggruppamento rivoluzionario nella Lis e con la Lis.

Certo, Lotta Comunista essendo geneticamente ripiegata su sé stessa non pone problemi di scelta e collocazione politico organizzativa sul piano internazionale né a NpaR né più in generale ad alcuno. La Conferenza annuale con Lotta Comunista consente a tutte le organizzazioni che vi partecipano di uscirne cosi come vi sono entrate, a garanzia dell’autoconservazione di ciascuna. Non è “un passo” “per quanto modesto” verso qualcosa, ma una (legittima) vetrina di propaganda per ognuno. E ci appare una ripetizione in piccolo del metodo ipocrita di Lutte Ouvrière, a parole aperta al confronto, nei fatti chiusa settariamente ad ogni discussione vera per il raggruppamento dei rivoluzionari.

Noi pensiamo che NpaR meriti qualcosa di più. Ciò che rappresenta la nascita di NpaR in Francia è un fatto potenzialmente molto importante per il movimento trotskista internazionale. Crediamo non possa e non debba finire sul binario morto di una sostanziale autoconservazione nazionale combinata con relazioni internazionali senza futuro con LC.

 La Lis propone dunque a NpaR una discussione vera e sincera sul terreno del raggruppamento rivoluzionario. Una discussione/chiarificazione che non rimuova i disaccordi ma che eviti diversivi. 

Segreteria Internazionale LIS