Nel luglio 2024 Keir Starmer conquistò 411 seggi e un’enorme maggioranza parlamentare sulla base di un’unica promessa: “il cambiamento”. Il 7 maggio gli elettori hanno risposto: quale cambiamento? Il loro verdetto è stato uno dei peggiori risultati ottenuti dal Partito Laburista nella storia moderna.

Le elezioni locali in Gran Bretagna hanno sempre avuto un doppio significato. Esse danno un giudizio sui consigli comunali che svuotano i cassonetti, organizzano l’assistenza sociale, gestiscono le liste d’attesa per gli alloggi e approvano le decisioni urbanistiche. Ma i consigli comunali operano all’interno di un apparato statale che esercita il suo potere reale a Whitehall e al Ministero del Tesoro. Non c’è da stupirsi che milioni di persone considerino le elezioni locali come l’unico referendum su Westminster tra un’elezione generale e l’altra.

Le proiezioni della BBC sulla ripartizione dei voti a livello nazionale davano il partito Reform (Farage) al 26 per cento, i Verdi al 18, il Labour e i Tories al 17 e i Liberaldemocratici al 16. Sky suggeriva che un voto equivalente a livello nazionale, alle elezioni politiche generali, avrebbe prodotto un parlamento senza maggioranza, con Reform come partito più grande: 284 seggi, il Labour a 110, i Tories a 96, i LibDem a 80 e i Verdi a 13.

ARROGANZA

Si è trattato di qualcosa di più del solito voto di protesta di metà mandato già scontato dai partiti al governo. La schiacciante vittoria del Labour nel 2024 è sempre stata più fragile di quanto sembrasse: non un mandato popolare per il vuoto contenitore dello “starmerismo”, ma il risultato di una frammentazione del voto di destra, di una bassa affluenza alle urne e di un sistema maggioritario che trasforma una maggioranza relativa, quindi minoritaria, in dominio parlamentare.

I “geni” politici attorno al capo di gabinetto Morgan McSweeney e Labour Together (centro studi espressione della destra del Partito Laburista, ndt) hanno scambiato una maggioranza gonfiata per consenso popolare. Ora il Labour è stato punito su tutti i fronti.

Alla sua destra, Reform è uscito da una opposizione di protesta ed è entrato nelle amministrazioni locali. Il partito di Farage si nutre della rabbia creata dal crollo dei servizi, dal lavoro precario, dalla scarsità di alloggi e da un governo laburista che non offre alcun futuro. La sua risposta è la reazione: attacchi a migranti, musulmani, rifugiati, ai “consigli comunali woke”, alla politica di zero emissioni nette e ai diritti sindacali.

Ancora più pericoloso è il fatto che una classe dirigente britannica, di fronte a un governo laburista screditato e a un partito conservatore svuotato di contenuti, potrebbe rivolgersi a Farage come prossimo portavoce dell’austerità, del razzismo e del nazionalismo atlantista. Quando il Partito Laburista accetta i limiti imposti dai mercati, dal Tesoro e dalla NATO, e si unisce alla destra nel considerare l’immigrazione come il problema, legittima le argomentazioni di Farage. La crisi degli alloggi, dei servizi pubblici e del Servizio Sanitario Nazionale non è causata dai migranti o dai rifugiati, ma dall’austerità, dalla privatizzazione, dal latifondismo e da decenni di sottoinvestimenti. Rifiutandosi di nominare queste cause, il Labour lascia che Reform trasformi la rabbia sociale in razzismo e reazione.

Ma il Labour è stato punito anche alla sua sinistra. I Verdi hanno guadagnato terreno nelle città, tra gli affittuari, tra gli elettori più giovani e i settori radicalizzati dalla questione palestinese, dal collasso climatico e dal carovita. I successi dei Verdi a Hackney, Lewisham e in altre roccaforti laburiste esprimono un rifiuto delle politiche del Labour e un disprezzo per i suoi sostenitori.

COSA SUCCEDERÀ?

Ora arriva la vera prova. Ai consiglieri e ai sindaci dei Verdi verrà detto che non ci sono soldi. Se accetteranno questo quadro, non faranno altro che applicare l’austerità capitalista con comunicati stampa più accattivanti. Se vogliono rappresentare le persone che li hanno eletti, devono rifiutare i tagli, rendere pubblici i bilanci, mobilitare inquilini, lavoratori e utenti dei servizi, ed esigere che il governo laburista ripristini i contributi agli enti locali tagliati dal 2010.

Ogni consiglio comunale controllato dai Verdi, ogni consiglio comunale controllato dai laburisti, ogni consigliere indipendente di sinistra si trova di fronte alla stessa scelta: gestire il declino o organizzare la resistenza.

All’interno del Partito Laburista i coltelli sono affilati. Starmer e Reeves hanno portato il Partito Laburista al disastro. Le richieste di politiche che “aiutino i lavoratori” vengono avanzate, seppur in ritardo, da tutti, dalla segretaria generale di Unison (maggiore sindacato del settore pubblico) Andrea Egan ai parlamentari della destra laburista come Josh Simons.

Ma anche in questo caso si elude la questione centrale. Una vera riforma oggi implica uno scontro con il capitale. Ripristinare i finanziamenti ai comuni significa tassare la ricchezza, i profitti e la proprietà immobiliare. Porre fine alla povertà significa affrontare i proprietari immobiliari, le banche e la City. Una vera svolta nella politica estera significa porre fine alla vendita di armi a Israele, opporsi al riarmo della NATO e rifiutare il ruolo della Gran Bretagna come socio minoritario di Washington. Mantenere gli impegni sul clima significa rendere l’energia, l’acqua e la terra proprietà sociale e gestirle secondo una pianificazione democratica.

La sinistra laburista, i leader sindacali e le nuove formazioni a sinistra del Labour non possono semplicemente invocare politiche di sinistra senza spiegare come esse verrebbero difese contro i mercati, i tribunali, la burocrazia statale, la stampa e la destra laburista. La lezione dell’ultimo decennio non è che un leader che parla a sinistra debba gestire la stessa macchina. È che la politica della classe lavoratrice ha bisogno di una propria organizzazione, di un proprio programma e di un proprio potere.

Il Socialist Campaign Group (corrente della sinistra laburista, legata in passato a Corbyn, ndt) e il Trade Union Coordinating Group (intergruppo sindacale, ndt) hanno presentato un programma in dieci punti di riforme moderate, accompagnato da richieste volte a «ristabilire» la democrazia all’interno del Partito Laburista. Il programma sfiora appena ciò che sarebbe necessario per combattere il carovita e la disoccupazione giovanile, che ora si attesta al 15,8%. La richiesta di democrazia ignora la morsa esercitata da Labour Together sul gruppo parlamentare e su Millbank (zona sede degli uffici governativi, ndt).

La prima prova elettorale di Your Party ha messo in evidenza lo stesso problema. Nonostante le campagne coraggiose ed energiche dei candidati socialisti locali sostenuti da Your Party, specialmente a Londra, la leadership di Jeremy Corbyn si è rifiutata di trasformare il nuovo partito in una chiara sfida nazionale al Labour radicata nei sindacati, nei luoghi di lavoro e nei movimenti di campagne politiche. Si è invece limitata a dare sporadici appoggi personali, accordi locali e una strategia volutamente ristretta.

Il risultato non è stata un’alternativa politica combattiva, ma un’altra prova, come se ce ne fosse bisogno, che il laburismo sopravvive al di fuori del suo partito ospite: i calcoli elettoralistici prevalgono sull’organizzazione di classe, l’intrigo personale prevale sui principi politici.

I TEMPI STANNO CAMBIANDO

La frammentazione del vecchio sistema bipartitico riflette l’esaurimento dell’assetto che ha tenuto unita la Gran Bretagna dopo Thatcher e Blair. Il capitalismo britannico è più debole, più dipendente, più diviso a livello regionale e più insicuro sul proprio ruolo nel mondo. La Brexit è stata l’espressione più evidente di quella crisi: non una soluzione, ma un momento della lotta all’interno della classe dirigente sul fatto che la Gran Bretagna debba allinearsi più strettamente con l’Unione Europea o con gli Stati Uniti.

I conservatori non riescono più a monopolizzare la destra. Il Labour non riesce più a monopolizzare il voto della classe lavoratrice. Parti consistenti della Scozia e del Galles esprimono una profonda distanza da Westminster e dai suoi partiti. I centri metropolitani, le città deindustrializzate e le contee rurali si stanno muovendo in direzioni politiche diverse. Il sistema maggioritario uninominale può distorcere questo processo, ma non può nasconderlo per sempre.

Cambiare il leader non risolverà il problema del Partito Laburista. Una leadership di Andy Burnham, Angela Rayner o Wes Streeting potrebbe cambiare il tono, ma a meno che il Labour non rompa con l’austerità fiscale, il riarmo, l’ostilità verso i rifugiati e la collaborazione con le imprese, rimarrà intrappolato nella stessa crisi.

Quella crisi si aggraverà man mano che la guerra in Iran e lo shock energetico colpiranno la Gran Bretagna. Il movimento operaio ha bisogno di una risposta diversa. I sindacati devono chiedere un programma d’emergenza: ripristinare i finanziamenti ai comuni; imporre controlli sui prezzi degli affitti e dei beni di prima necessità; aumentare salari e sussidi e indicizzarli ai prezzi; costruire alloggi popolari; tassare la ricchezza; nazionalizzare l’energia, l’acqua, i trasporti e le banche sotto il controllo democratico e dei lavoratori; abolire le leggi antisindacali; tagliare le spese della difesa in rapida espansione, vietare tutte le esportazioni militari.

Ma le richieste rivolte al Partito Laburista non bastano. I lavoratori hanno bisogno di un’organizzazione nei luoghi di lavoro, nei quartieri e nei sindacati in grado di ottenere queste richieste. I consiglieri che dicono di opporsi all’austerità devono rifiutarsi di votare i tagli e aiutare a costruire una resistenza locale. I sindacati devono smettere di finanziare i politici che attaccano i loro iscritti e iniziare a organizzare un’azione coordinata contro il governo e i padroni.

La necessità di un nuovo partito socialista di classe non è venuta meno. Anzi, è diventata ancora più urgente da quando il Partito Laburista è salito al governo. Per ora, tale necessità è ostacolata dai leader sindacali e dai parlamentari della sinistra laburista che si rifiutano di rompere con il Partito Laburista, ma anche dallo stesso Jeremy Corbyn, che ha sprecato l’occasione di costruire un partito del genere per proteggere la propria mancanza di responsabilità.

Queste elezioni dimostrano che milioni di persone stanno cercando una via d’uscita. Se il movimento operaio non ne fornirà una, lo farà Farage. Questo è il messaggio del 7 maggio.

KD Tait