La rabbia accumulata in questi mesi si è finalmente manifestata nelle strade. Questo sabato (19 settembre), la “marcha de la bronca” (“marcia della rabbia”) ha registrato un’affluenza di massa, riempiendo Plaza de Mayo a Buenos Aires con oltre 70.000 persone. Lo stesso scenario si è ripetuto in decine di città in tutto il Paese con altre decine di migliaia di manifestanti. I cortei, composti da lavoratori, comitati territoriali, settori sindacali della sinistra di classe, studenti, pensionati, assemblee di quartiere, partiti di sinistra, organizzazioni sociali e ambientali, femministe e di genere, si sono mossi dal Congresso fino alla piazza, dove la giornata si è conclusa con un comizio di chiusura e la lettura di un documento concordato dalle oltre 350 organizzazioni promotrici.

Il documento letto in piazza è stata una severa analisi del piano di guerra contro i lavoratori portato avanti dal governo nazionale. Il testo ha denunciato la distruzione di 300.000 posti di lavoro e la chiusura di 30.000 imprese, insieme all’attacco sistematico ai pensionati, alla sanità e all’università pubblica. A ciò ha aggiunto il profondo sentimento di rifiuto di questa politica e la lotta per il non pagamento del debito illegittimo e la rottura di tutte le trattative con il Fondo Monetario Internazionale. Allo stesso tempo, ha puntato il dito contro la complicità dei governatori locali e dell’opposizione politica padronale. Inoltre, è stata sottolineata la passività della burocrazia sindacale ed è stata evidenziata la necessità di un nuovo sciopero generale della CGT come parte di un vero e proprio piano di lotta nazionale votato nelle assemblee dei delegati, fino alla sconfitta del programma delle associazioni padronali e del FMI.

La mobilitazione ha rappresentato anche un punto di incontro e di sostegno per le lotte in corso che stanno già affrontando la motosega di Milei. Dal palco sono state citate lotte all’ordine del giorno come la difesa dell’Ospedale Garrahan, le rivendicazioni del settore della disabilità e la resistenza dei lavoratori della fabbrica di pneumatici FATE, la cui occupazione è minacciata di sgombero. È stato lanciato un appello affinché ci si unisca in massa alla lotta dei pensionati del 23 settembre davanti al Congresso, per continuare a contrastare il protocollo repressivo.

La giornata ha messo in chiaro che la rabbia è reale, esiste ed è stata massiccia. La partecipazione di oltre 70.000 persone, tra cui migliaia di lavoratori, insieme all’immagine di una Plaza de Mayo gremita, è la dimostrazione tangibile che esiste la forza sociale necessaria per sconfiggere Milei. Ancora una volta è emerso chiaramente che sono le vecchie dirigenze sindacali e burocratiche a guardare da un’altra parte e a non fare nulla per fermarlo.

Inoltre, il successo della mobilitazione ha dimostrato che la scelta di aver promosso questa azione unitaria da parte della sinistra di classe, alla quale abbiamo partecipato attivamente come MST nel Frente de Izquierda-Unidad, è stata giusta. Alla mobilitazione erano presenti i nostri dirigenti e rappresentanti, tra cui Cele Fierro (deputata eletta del MST) e Alejandro Bodart (dirigente nazionale del MST), insieme ai deputati nazionali Myriam Bregman, Nicolás Del Caño, Christian Castillo (deputato provinciale di Buenos Aires) e ad altri rappresentanti degli altri partiti del Frente de Izquierda-Unidad. Erano presenti anche Vilma Ripoll, Norma Lezana (segretaria generale dell’APyT dell’Ospedale Garrahan), Ana Paredes Landman (deputata della provincia di Buenos Aires), Ingrid Urrutia (segretaria generale del Comitato Interno dell’ATE INCAA) e Guillermo Pacagnini (dirigente nazionale dell’ANCLA-MST).

In questo senso, come ha affermato Alejandro Bodart al termine della marcia: «Abbiamo vissuto una giornata storica, perché noi della sinistra di classe abbiamo fatto ciò che le direzioni tradizionali e burocratiche non fanno. Abbiamo riunito più di quattrocento organizzazioni nelle strade di tutto il Paese e abbiamo dimostrato che esiste davvero una forza sociale in grado di sconfiggere Milei». La portata della protesta è stata davvero estesa a tutta il Paese a livello federale, con grandi cortei di decine di migliaia di persone in lungo e in largo per tutta l’Argentina.


In vista di ciò che ci aspetta, la mobilitazione ha delineato un programma immediato con due compiti centrali. In primo luogo, continuare ad approfondire la mobilitazione per fermare le misure di austerità, preparando fin da ora una grande azione davanti al Congresso per respingere il bilancio che il governo sta mettendo a punto insieme ai suoi complici, e moltiplicando gli sforzi per uno sciopero generale. In secondo luogo, la grande sfida di questa nuova fase è quella di organizzare politicamente tutta questa forza sociale al di fuori delle vecchie strutture politiche che hanno già fallito, per dare forma e rafforzare una nuova alternativa costruita a partire dalla sinistra di classe.








