Il meeting si è svolto dal 15 al 17 maggio a Parigi, all’insegna dei temi «militarizzazione imperialista e guerra sociale contro il proletariato mondiale» e «movimenti giovanili». Le discussioni hanno portato alla luce numerose divergenze e non hanno dato luogo ad alcuna azione comune, il che conferma il carattere dell’evento come forum di scambio di opinioni. La Lega Internazionale Socialista (LIS) ha partecipato in gran numero anche quest’anno.

Rubén Tzanoff

UN INCONTRO SIMILE AI PRECEDENTI

L’Incontro 2026 non ha presentato cambiamenti qualitativi rispetto alle edizioni precedenti. L’invito lanciato dal Comitato promotore” [1] ha visto la pubblicazione di oltre quaranta contributi e la partecipazione di più di trenta relatori in rappresentanza di organizzazioni di diversi paesi. Si è distinta la presenza di attivisti cinesi, taiwanesi, cingalesi e iraniani in esilio.

TRE POSIZIONI, DUE CHIARAMENTE CONTRAPPOSTE

Può essere utile tracciare un quadro della situazione per capire il dibattito interno al Meeting. Vi è stato un variegato mosaico di partiti e gruppi di varia ispirazione marxista, trotskista e anarchica. Tra questi si sono delineati tre aree composte da: Lotta Comunista (LC) [2], Lega Internazionale Socialista – in poli chiaramente opposti – e il Nuovo Partito Anticapitalista-Rivoluzionari (NPA-R) [3], le cui posizioni hanno accentuando l’uno o l’altro tema a seconda dell’oratore, polemizzando più con la LIS che con LC, organizzazione che il NPA-R privilegia nella sua prospettiva internazionale, così come privilegia Lutte Ouvrière a livello nazionale, nonostante questo partito ultrasettario li respinga sistematicamente.

PRIMA GIORNATA: ESPERIENZE NEL MOVIMENTO DEI GIOVANI

Sono state poche le organizzazioni che hanno rivendicato un radicamento tra i giovani. Tra queste LC, che ha parlato di altri temi e ha menzionato i giovani solo per sostenere che occorre dedicarsi esclusivamente al movimento operaio. La LIS ha condiviso le esperienze del Gruppe ArbeiterinnenMacht (Germania) e del MST (Argentina), con un nuovo raggruppamento giovanile autonomo finalizzato a coinvolgere centinaia di giovani, cercando di cogliere l’opportunità che si è aperta in quel Paese a seguito del declino di Milei, della crisi del Partito Giustizialista e dell’occasione storica di rafforzare il Frente de Izquierda y de los Trabajadores-Unidad.

SECONDA E TERZA GIORNATA: PREVALGONO LE DIVERGENZE

Hanno prevalso le divergenze in materia di analisi, definizioni e posizioni politiche. La LIS ha presentato le linee politiche delle proprie sezioni nel Vecchio Continente, “No all’austerità per la guerra imperialista, per un governo dei lavoratori e un’Europa socialista”, ha posto come tema centrale il dibattito sulla congiuntura mondiale e su quale politica rivoluzionaria adottare, sottolineando lo stallo di Trump in Iran, l’ampio sconvolgimento che questo genera negli Stati Uniti e in altri paesi, e la necessità di promuovere la più ampia unità d’azione nella mobilitazione per sconfiggerlo. Rispetto a questi temi, la dinamica del dibattito ha preso altre direzioni. I temi più discussi hanno riguardato lo scontro interimperialista, la caratterizzazione di Cina e Russia, il campismo, la natura della guerra in Ucraina, la politica nei confronti della Palestina e del Medio Oriente, la questione nazionale, l’intervento nei processi di massa, le proposte e l’atteggiamento nei confronti dei “partiti anticapitalisti ampi”.

Di seguito vengono precisate alcune delle principali divergenze.

LA “QUESTIONE NAZIONALE”: TEMA RICORRENTE E NON ANACRONISTICO

La ripetizione del dibattito sulle nazionalità oppresse e/o aggredite non è casuale. Riappare in relazione a processi che attraversano la realtà attuale: l’invasione dell’Ucraina, il genocidio in Palestina, l’occupazione del sud del Libano, la guerra contro l’Iran, gli attacchi ad altri paesi del Medio Oriente e dell’America Latina, come il Venezuela e Cuba. Affrontare l’attualità della “questione nazionale” è una necessità imposta dalla realtà per elaborare una politica e costruire il partito proprio là dove si sviluppano tali processi. Su questo tema diverse organizzazioni hanno avanzato tesi che respingono le posizioni storiche di Lenin sull’importanza di intervenire nella lotta per l’autodeterminazione con una politica rivoluzionaria. Tra queste si è distinta Lotta Comunista, per cui vale la pena dedicare un paragrafo a parte alle implicazioni politiche dei suoi postulati in relazione alla Palestina.

PALESTINA, UN CASO A SÉ STANTE DI UNA CONCEZIONE ERRATA

Secondo LC, a Gaza e in diversi paesi la questione nazionale «rimane immediatamente afferrata nella lotta interimperialista…» e «qualsiasi ruolo progressista – e, di conseguenza, qualsiasi possibilità di un uso rivoluzionario delle lotte per l’autodeterminazione nazionale – è scomparso». I compiti principali sarebbero il disfattismo rivoluzionario e la solidarietà tra proletari «per evitare di rimanere agganciati al carro di questa o quella fazione del capitale globale…». In questo modo, la strategia di LC consiste nel non sostenere le giuste lotte dei popoli, ritenendo che siano assorbite da interessi borghesi imperialisti, e nel limitarsi a fare propaganda per l’unità proletaria.

Di conseguenza, la politica di LC a Gaza e in Cisgiordania implica voltare le spalle alla resistenza per una Palestina libera dal fiume al mare e invitare i proletari israeliani e palestinesi a sconfiggere contemporaneamente Netanyahu e Hamas. LC sostiene, riguardo alle manifestazioni filopalestinesi in Europa, che «non è un caso che quelle più affollate abbiano coinciso con una campagna mediatica cinicamente orchestrata dagli stessi settori della borghesia che sono in prima linea nella vendita di armi a Israele». Non è quindi un caso che LC, pur dichiarando di sostenere i palestinesi di fronte ai bombardamenti, non abbia partecipato alla maggior parte delle mobilitazioni svoltesi in Italia.

Gli interventi dei nostri compagni del PCL e del coordinatore della LIS, Alejandro Bodart, hanno messo nero su bianco le differenze e la necessità di una politica di principio che parta dal considerare che la questione nazionale implica l’esistenza di aggressori e di aggrediti, di oppressori e di oppressi; e che quindi sia necessario impostare il dibattito sottostante sul rapporto tra i movimenti e le loro direzioni.

NON CONFONDERE I MOVIMENTI CON I LORO DIRIGENTI

Le posizioni di LC e di altre organizzazioni derivano da una concezione errata del rapporto tra i movimenti e le loro direzioni. Il fattore decisivo dei processi rivoluzionari è la mobilitazione indipendente delle masse operaie e popolari. Esiste una differenza tra le masse e i loro dirigenti, per cui una lotta può essere progressista anche se guidata in parte o inizialmente da dirigenti riformisti, burocratici o nazionalisti. La chiave sta nell’intervento in tali movimenti, perché è a partire da essi che si trasforma la coscienza e si modificano i rapporti di forza. Ciò non implica adattarsi politicamente a direzioni incoerenti o traditrici, ma combinare l’unità d’azione con le masse con una politica di classe indipendente, lottando per conquistare la direzione dei movimenti attraverso perole d’ordine transitorie, attraverso la democrazia operaia e la costruzione del partito rivoluzionario. Si tratta di evitare due deviazioni che sono le due facce della stessa medaglia: il settarismo, che si tiene lontano dalle lotte perché guidate da correnti non rivoluzionarie, e l’opportunismo, che capitola di fronte a tali direzioni.

PARTITI “ANTICAPITALISTI LARGHI”: CHE FARE?

È un dibattito che ha cominciato a emergere. Ci sono alcuni partiti che si stanno rivitalizzando sull’onda dell’ascesa dell’estrema destra, come la Linke in Germania, o che nascono sulla scia della crisi delle varianti pseudoprogressiste, come Your Party nel Regno Unito. Sia coloro che si dissolvono al loro interno sia coloro che si rifiutano di avere un intervento politico nei confronti di questi fenomeni politici – in questo caso come LC e NPA-R – favoriscono le loro direzioni riformiste lasciando loro mano libera. In senso opposto, sono state illuminanti le esperienze raccontate dai nostri compagni della LIS in Germania e nel Regno Unito riguardo alle tattiche da adottare rispettivamente nei confronti della Linke e di Your Party, senza abbandonare la strategia della costruzione del partito socialista e rivoluzionario di tipo leninista.

IL METODO DEL PROGRAMMA DI TRANSIZIONE

Nella discussione sono state affrontate l’importanza del programma e le sue caratteristiche. Ci sono stati interventi che contrapponevano le esigenze sociali a quelle democratiche delle masse, sottovalutando l’importanza di fare affidamento su un programma e dando priorità all’intervento sindacale (economicismo) o alla propaganda. Cioè, oscillando tra proposte minime e massime, senza costruire ponti tra le esigenze immediate e quelle strategiche della classe lavoratrice. In questo senso l’espressione errata più estrema, ma non l’unica, è stata quella di LC, che ha definito il Programma di transizione come la peggiore «invenzione di Trotsky».

COME COSTRUIRE IL RAGGRUPPAMENTO DEI RIVOLUZIONARI?

Un punto chiave del dibattito è stato quello dell’azione a livello internazionale. All’Incontro ha partecipato una schiacciante maggioranza di organizzazioni che si definiscono internazionaliste e si schierano a favore della costruzione di un’organizzazione mondiale. Le differenze riguardano il modo in cui farlo.

Il NPA-R ha sottolineato la necessità di rafforzare il meeting per «acquisire fiducia reciproca attraverso il lavoro comune» – aspetto che essi affrontano principalmente con LC – e tentare di costituire un «polo rivoluzionario», mentre al contrario in Francia insistono nel volersi unire a Lutte Ouvrière, un’organizzazione ipersettaria che rifiuta qualsiasi convergenza.

La LIS, che nel dicembre 2025 ha tenuto il suo terzo congresso in Turchia, sta portando avanti un’altra esperienza. Stiamo procedendo a partire dal porre l’accento sulla ricerca di punti di convergenza riguardanti i principali fatti della realtà attuale, con accordi programmatici di principio e attraverso il centralismo democratico, che ci permette di discutere pazientemente e in modo democratico le differenze che persistono o che emergono nel quadro di un’organizzazione comune. Si tratta dei presupposti fondamentali per intervenire congiuntamente nella lotta di classe e instaurare un clima di fiducia tra rivoluzionari provenienti da tradizioni diverse ma aperti a costruire una nuova tradizione comune. Questo metodo ci porta formulare alcune riflessioni sull’Incontro.

UN FORUM DI DIBATTITO

Non è previsto uno strumento organizzativo strategico comune. Nel corso dei quattro anni in cui si è svolto, il meeting ha delineato un profilo: convocazione ristretta, pubblicazione di bollettini con i contributi scritti, due o tre giorni di dibattito basato su pochi punti di accordo, molte e grandi differenze, nessuna azione comune. Non vi sono segnali che alimentino la prospettiva di formare un “polo rivoluzionario” né un’organizzazione internazionale, il che conferma la natura dell’Incontro come forum di dibattito fra alcune aree rivoluzionarie eterogenee.

GLI ASPETTI POSITIVI

L’Incontro presenta aspetti apprezzabili. Si configura come uno spazio di scambio di opinioni e di chiarimento delle rispettive posizioni politiche. Consente ai gruppi con maggiori punti di convergenza di approfondire le loro relazioni per esplorare la possibilità di convergere tra loro verso un raggruppamento internazionale. È stata l’esperienza concreta della LIS con i compagni dell’ex Opposizione Trotskista Internazionale e della Lega per la Quinta Internazionale. L’Incontro, inoltre, facilita il mantenimento di relazioni fraterne di scambio e collaborazione tra correnti con politiche ed espressioni organizzative internazionali diverse, ma che hanno la volontà di continuare a esplorare punti di contatto. È il caso della LIS, i cui compagni francesi militano nel NPA-R, sebbene quest’ultimo partecipi con lo status di osservatore alla Quarta Internazionale (ex Segretariato Unificato della Quarta Internazionale).

UNA PRESENZA IMPORTANTE DELLA LIS

La LIS ha presentato all’Incontro contributi scritti e interventi orali. Era presente con: Alejandro Bodart, coordinatore della LIS; Rubén Tzanoff di Socialismo y Libertad (SOL, Spagna); Marco Ferrando e Franco Grisolia del Partito Comunista dei Laboratori (PCL, Italia); Martin Suchanek del Gruppe ArbeiternnenMacht (GAM, Germania); Willi Schulz di Revolution (Germania); KD Tait di Workers Power (WP, Regno Unito); Joao Pascoal del Movimento Alternativa Socialista (MAS, Portogallo), e con la collaborazione dei compagni della LIS in Francia. Salutiamo la partecipazione dei compagni di La Aurora, con i cui interventi abbiamo riscontrato punti in comune da approfondire ulteriormente.

La LIS sostiene la nuova convocazione dell’Incontro per il 2027, mentre continua a concentrarsi sulla costruzione del raggruppamento internazionale dei rivoluzionari.

Compagni della LIS dopo una riunione a Parigi

[1] Il Comitato promotore degli Incontri internazionalisti è composto da Associazione Marxista Rivoluzionaria Controvento, ControCorrente, Lotta Comunista, NPA-R, Partito Comunista dei Lavoratori e Rivoluzione Comunista.

[2] Organizzazione italiana fondata nel 1965 da Arrigo Cervetto e Lorenzo Parodi.

[3] Organizzazione francese costituita principalmente dalle tendenze L’Etincelle e Anticapitalisme & Revolution.